Arctic è un pezzo suonato col piano (nella versione originale), che appartiene al periodo in cui mi dilettavo soprattutto con la canzone americana del '900 (si pensi per esempio a Daydream di Duke Ellington), e confluito per omogeneità di genere in Moods, il mio album dichiaratamente più jazzy. Anche la ricerca linguistica vuole essere un omaggio ai testi di quel periodo. L'immagine del protagonista da solo nella sua villa fredda davanti al caminetto, nonostante l'immagine scelta per YouTube, è nella mia testa un’immagine in bianco e nero, da ambientare possibilmente in un film americano d'epoca.
Lycanthrope è una storia gotica che fonde una miscela di reali ricordi di infanzia (tra cui il racconto della lupa mannara che secondo alcuni adulti che amavano spaventarci aveva rifugio in una capanna sulla spiaggia) e suggestioni piuù cinematografiche o da letteratura inglese. Mi piace richiamare in particolare una famosa ghost story, di cui non rivelerò il titolo per non rovinarne la lettura a chi non l'ha letta, che sottende lo stesso espediente: una storia in cui si parla di fantasmi ma non è mai chiaro se questi fantasmi esistano veramente.
Il richiamo a certa letteratura romantico-gotica non è una novità nel mio repertorio, e in particolare nell'album a kiwi (si pensi solo che apre con una citazione di Emily Bronte). a kiwi poi gioca molto (sin dal titolo: arancio/verde, kiwi uccello/kiwi frutto) con la duplicità, il contrasto tra realtà e fantasia, vita e sogno, il passaggio tra due mondi (psychopomp è il traghettatore di anime tra mondi, la pecora in cantina è l'improvvisa apertura di un varco tra i due mondi ecc.). Non stupisce perciò che anche qui la partita si giochi quasi tra due universi paralleli.
La storia suggerita è questa: il protagonista, che ha sentito tante storie spaventose a proposito di questa ragazza (che si dice sia una licantropa) esce di casa di notte per incontrarla. La trova e conosce una ragazza un po' naif, forse fricchettona, e vive con lei alcune memorabili serate, finché lei non gli dice quel che sapete: "lei sarà con lui per sempre, ma lui non dovrà venire a cercarla nella notte di luna piena perché lei non ci sarà più". Lui non obbedisce e in una notte di luna piena trova la sua capanna con la porta aperta, vede nel buio una cosa che luccica (le zanne del lupo) e scappa terrorizzato, cercando di convincersi che i lupi mannari non esistono.
(Quello che segue non si sa, e si può presumere che nel frattempo lei ha raggiunto lui e l'ha morso).
Epilogo: anni dopo, il protagonista, già sposato e con figli, esce da solo come tutte le notti di luna piena (perché ora anche lui è un licantropo, ma la moglie non lo sa). Come ogni notte di luna piena, allo schiumare del mare si sente ribollire e rinascere, e capisce quello che lei voleva dire: lei è rimasta dentro di lui per sempre (perché lui è diventato come lei, gli ha lasciato parte della sua natura, che ora è sotto la sua pelle). E questo segreto (anziché essere una dannazione, come spesso accade nelle storie di licantropi o vampiri) è una cosa preziosa, proprio perché permette di contrastare la crudeltà del tempo che passa inesorabile.
Questa era la storia suggerita. In realtà le cose che ho messo tra parentesi non sono scritte, qualcuno le può immaginare perché unisce i puntini, ma io non le ho mai dette. Il titolo, l'uso dei verbi, l'atmosfera, e le scene con finale aperto vengono ricostruite mentalmente dall'ascoltatore che con effetto gestalt ricompone una storia che però io non ho mai dettagliato esplicitamente. Può darsi che sia tutto nella testa del protagonista, che, suggestionato dai "racconti davanti al fuoco", ha immaginato qualcosa di soprannaturale, dove invece c'è stato solo l'incontro con una ragazza un po' fuori dal comune. Può darsi che dopo la fuga i due si siano semplicemente ritrovati, o anche che non si siano rivisti mai più, ma a distanza di tempo il ricordo di quelle notti è così forte che è quasi una forza della natura.
Limitandosi a quanto descrivo, questa è la storia di un incontro e del suo ricordo duraturo. Giocando invece con le parole e la musica, io faccio vedere qualcosa che, di fatto, non c'è, e che può essere un fatto "reale" ma omesso o semplicemente una lettura allegorica (la persona amata che a un certo punto si trasforma in mostro assetato di sangue, semplicemente perché causa del nostro dolore). D'altro canto è lo stesso protagonista che non sa nemmeno se quello che ricorda è vero.
Quindi abbiamo più livelli: il protagonista che ricorda qualcosa (che col passare del tempo potrebbe essere solo una suggestione) e il racconto di questa memoria. Il tutto è frammentario, sia perché la memoria ha delle lacune (ed è difficile a volte, a posteriori, "distinguere il vero dal sogno") sia perché il racconto è volutamente spezzato; qui - tra l'altro - gioco doppiamente con l'ascoltatore, perché la frase "ognuno ha bisogno di un segreto" può anche voler dire che non vi dirò mai qual è la versione giusta dei fatti.
Non ha quindi alcun senso chiedere a me cosa succede veramente nella canzone, perché tutto è lasciato all'immaginazione di chi ascolta. Di fatto, al di là della storia che ognuno vede in modo personale (e ho potuto constatare nel tempo che è così), la canzone è una struggente riflessione sulla memoria, quella memoria che è come "l'immaginazione al contrario" (dovrebbe averlo scritto Pennac), che può ribaltare e trasformare a posteriori il significato e il peso delle cose. E' anche una riflessione in generale sul bisogno di solitudine, di coltivare un proprio mondo di fantasie e di ricordi, nonché sulla narrazione, sul potere del racconto, di come il narratore può cambiare il significato di un fatto a seconda di come lo racconta, arrivando a suggestionare e perfino a quasi manipolare il lettore/ascoltatore.
Sono tanti i passaggi che richiamano la potenza della parola. I racconti spaventosi che hanno condizionato il protagonista e l'hanno spinto ad agire, più avanti troviamo lei che parla agli alberi e lui che spiega le stelle, in quella specie di ritornello ricorrente ci sono le parole di lei, premonitrici di come sarà il futuro. Ancora con un sapiente gioco di specchi, le parole "noi saremo vicini anche quando sarai andato lontano" potrei essere io (l'autore) che le rivolgo all'ascoltatore, ammonendolo che grazie alle mie canzoni io gli resterò per sempre nella pelle...
Volendo spingerci all'estremo limite, si ripropone l'eterno tema del rapporto tra l'arte e la verità che rappresenta.
Chissà se qualcuno è arrivato fin qui, ma questo è quello che succede se mi provocate e mi chiedete il significato di una canzone.
Video della diretta Facebook 17 maggio 2020:
Lycanthrope
Having been awake for all the time
I’d
heard the clock beats one by one
while
I kept thinking back over my plan
the
hut where she was said to live
in
bonfire tales that gave me creeps
was
shrouded in the mist beyond the lighthouse head
so
when I finally was sure
that
my parents couldn't hear
I
stole the keys behind the kitchen door
and
sneaked out of the sill
and
though the wood was very dark
I
knew I'd find the way by heart
with
just a torch and a few stones
to
scare stray dogs away
but
I met none
I
saw the hedge and bravely
I
climbed a tree and suddenly
her
silhouette appeared behind the door
she
laughed at my direction
I
thought her intentions might not be hostile
and
when she smiled I hardly fainted to the floor
oh
no she's calling me in
I
held my breath I jumped the fence
and
in one minute we were friends
she
showed me how she talked to trees
and
lived without a TV set
we
played guitar we drank her wine
I
taught her constellation signs
and
every night again till I had to hurry back at daybreak
until
one night she said
we'll
be close even when you've gone so far away
that
you may fear you've lost your way
I'll
be there whenever you need a friend or a thread
but
please don't come at full moon
for
I'll be gone then
the
moon light spread around the wood
breaking
through the deepest blue
the
dance of shades among the trees bewildered me
the
door was left ajar
there
was a dim light but no sign of life inside
when
in the silver branches I swear I saw something glittering
I
took the long way to the beach
I
ran all out I cried I gasped I screamed
but
werewolves don't exist for real, do they?
now
I'm walking on the seashore while
the
kids are sleeping with my wife
who
sometimes wonders why I need
to
take a walk outside at full moon
stars
have never changed since then
but
I doubt I've ever been that daring
‘cause
there's a time when you can't tell
the
facts from what you simply dreamt
that's
it
sitting
on a musky rock
I
watch the sea waves howl and froth
the
salty whirlwinds dance into my lungs and I am born again
and
there's one thing I've never asked
but
now it all makes perfect sense to me
as
all the things she said that night come to my mind again
we'll
be close even when you've got lost
sometimes
you'll feel me burning under your skin
'cause
time is like a leaking tap
slowly
drips every single thing we love
and
we all need a little secret to live with
Licantropo
essendo rimasto sveglio tutto il tempo
avevo sentito i battiti dell’orologio uno dopo l’altro
mentre continuavo a ripassare mentalmente il mio piano;
la capanna in cui dicevano che lei vivesse,
in storie da falò che mi davano i brividi,
era avvolta nella nebbia oltre il promontorio del faro
così quando finalmente fui sicuro
che i miei genitori non potessero sentire
rubai le chiavi da dietro la porta della cucina
e strisciai fuori dal davanzale
e sebbene il bosco fosse molto scuro
sapevo che avrei trovato la strada a memoria
con solo una torcia e alcune pietre
per spaventare i cani randagi,
ma non ne incontrai nessuno
vidi la siepe e coraggiosamente
salii su un albero e improvvisamente
il suo profilo apparve dietro alla porta;
rise verso la mia direzione
pensai che poteva non avere intenzioni ostili
e quando sorrise io quasi svenni
“oh no, mi sta chiedendo di entrare”
trattenni il respiro, scavalcai il recinto
e in un minuto fummo amici,
lei mi mostrò come parlava agli alberi
e viveva senza televisione,
suonammo la chitarra, bevemmo il suo vino,
io le insegnai le costellazioni,
e così ancora per ogni notte
fino a quando all’aurora non dovevo correre indietro;
finché una notte disse:
“noi saremo vicini anche quando sarai arrivato così lontano
che potresti aver paura di aver perso la strada,
io ci sarò ogni volta che avrai bisogno di un amico o di un filo
ma ti prego non venire con la luna piena
perché allora sarò partita”
la luce della luna si diffondeva intorno al bosco
penetrando nel blu più profondo,
la danza delle ombre in mezzo agli alberi mi disorientava;
la porta era socchiusa,
c’era una luce debole, ma nessun segno di vita all’interno,
quando tra i rami argentati giuro che vidi qualcosa brillare
presi la strada lunga per la spiaggia
corsi a più non posso, strillai, restai senza fiato, gridai
“ma i lupi mannari non esistono nella realtà, vero?”
ora sto passeggiando sulla riva mentre
i bambini dormono con mia moglie,
che a volte si chiede perché ho bisogno
di fare due passi all’aperto quando c’è la luna piena;
le stelle non sono mai cambiate da allora
ma io dubito di essere mai stato così coraggioso,
perché arriva un momento in cui non riesci più a distinguere
i fatti da quello che hai solo sognato
ecco tutto
seduto su una roccia muschiosa
guardo le onde del mare ululare e schiumeggiare,
piroette salate mi danzano nei polmoni e mi sento rinascere;
e c’è una cosa che non ho mai chiesto,
ma ora tutto torna perfettamente
mentre mi torna in mente tutto quel che disse quella notte:
noi saremo vicini anche quando tu ti sarai perduto,
qualche volta mi sentirai bruciare sotto la pelle,
perché il tempo è come un rubinetto che perde,
lentamente sgocciola una per una le cose che amiamo,
e tutti abbiamo bisogno di un piccolo segreto con cui vivere
Arrangiamento 2026 del vecchio brano contenuto nella cassetta A word in season
Una canzone composta al pianoforte, in un periodo in cui tra le mie ispirazioni principali c'era la canzone sofisticata americana, quella dei musical e degli standard jazz.
Leggenda vuole che io abbia scritto questo testo di getto, durante lo studio di un esame di fisica. Come ciò sia stato possibile resta uno di quei misteri insoldabili anche per me, forse una reazione inconscia alle equazioni di Maxwell, o un segnale dell'Universo che non ho voluto cogliere. Fatto sta che ne è nata una delle mie canzoni più sognante e femminili, sospesa tra Simon & Garfunkel, Emily Dickinson e il realismo magico degli scrittori sudamericani, in cui i sentimenti sono materializzati e gli eventi meteorologici (il presagio del diluvio, il racconto di prima e dopo la
tempesta), hanno una forte cifra simbolica, legata alla adolescenza della protagonista..
Nella diretta Facebook del 2020 ho riarrangiato il pezzo (nell'originale è solo con chitarra), modificando la ritmica, e di conseguenza la metrica dei versi finali di ogni strofa. Prima o poi riuscirò a restaurare la versione originale e pubblicarla qui.
EVERY DAY BEFORE THE COMING OF THE FLOOD
Every day, before the coming of the flood
she gathered up her favourite dreams
shut them all up in a wardrobe
so the water wouldn't reach them
sometimes she picked a smile
and she kept it in a jewel-case
to open when the wind
would blow so cold that even memories would freeze.
Every day, before the breaking of the storm
she used to lay for hours and hours
and let her thoughts dry in the sun
hiding herself among sunflowers
and she would call the clouds by name
drawing figures with her fingers
never cared who passed her by
nor the boys who stopped hearing her sing.
Every night, before the coming of the thunder
she used to kiss her doll goodnight
and pull the sheets over her eyes
to protect her from her frights
then she'd take out the secret letters
where her secret love grew pale
and from the drawers of her heart she'd take
the words no one would ever know but her.
Every day, after the ending of the rain
she'd clear the terrace of her sorrows
sweep the fallen leaves away
pour her teardrops in the flowers-pots
and with her will to live by hand
she put her loneliness apart
caring not to break it
to keep it ready for... for next time.
EVERY NIGHT (WHEN SHE FELL ASLEEP)
Every night, before the coming of the hour
she used to listen to her aunt
to her old tales about the sea
and all the rascals she'd believed to
and when she fell asleep
on the carpets on the ground
who saw the smile upon her lips
wondered what she might have had in mind.
(aggiungo la "mia" traduzione, perché l'inglese non sempre è correttissimo)
OGNI GIORNO, PRIMA DELL'ARRIVO DEL DILUVIO
Ogni giorno, prima dell'arrivo del diluvio
lei raccoglieva i suoi sogni preferiti
li rinchiudeva tutti in un armadio
in modo che l'acqua non li raggiungesse
qualche volta raccoglieva un fiore
e lo conservava in uno scrigno
da aprire quando il vento
sarebbe soffiato cosi' freddo
che anche i ricordi sarebbero congelati.
Ogni giorno, prima dello scoppio del temporale
stava sdraiata per ore e ore
e lasciava asciugare i suoi pensieri al sole
nascondendosi tra i girasoli
e chiamava le nuvole per nome
disegnando figure con le dita
non curandosi di chi le passava accanto
ne' dei ragazzi che si fermavano sentendola cantare.
Ogni notte, prima dell'arrivo dei tuoni
dava alla sua bambola il bacio della buonanotte
e le tirava le lenzuola sugli occhi
per proteggerla dalle sue paure
poi tirava fuori le sue lettere segrete
dove il suo amore segreto impallidiva
e dai cassetti del suo cuore prendeva
le parole che nessuno avrebbe mai saputo oltre che lei.
Lime tea box è decisamente uno dei Greatest Hits, una delle canzoni preferite dal mio esiguo ma fedele pubblico. Nata alla chitarra come una sorta di ballata dylaniana, poi adattata per tastiera, come quasi tutte le canzoni di A KIWI, ha un impianto classico se non fosse per l'introduzione di ritmi sbilenchi nel ritornello. Il testo è stato scritto con precisione maniacale, misurando ogni parola col contagocce, e contiene miriadi di riferimenti personali cifrati. Dello stile di Dylan vuole scimmiottare anche il tono, apparentemente romantico ma in realtà narcisistico e un po' crudele, si tratta alla fin fine di un messaggio orgoglioso di indipendenza di chi rivendica il diritto alla propria differenza, non prendendosi la responsabilità se non è stato capito, ma alla fin fine sa un po' di volpe e uva.
Cloudy eyes and foggy thoughts one night we saw the lightning but we didn't hear the storm and in your secret garden then I saw the tide rise high I shouldn't have sheltered
in your wuthering eyes
Windy curls and amber skin you murdered me so gently that I couldn’t scream but when I saw the blood spurt out you were out of reach and to remove the stains I used your sister's bleach
Miss Summer kisses and winter sports in your Barbie's house I ain't gonna fit no more your golden cage's so comfortable that you needn't dream so after trying a few times I threw away the key.
Oh muddy hands and immaculate soul I was so proud of my lead oxyde you showed me fields of corn now that the autumn chilly winds are taking us apart I know I shouldn't have tried to learn the way by heart
L'ispirazione viene da una lettera scrittami da un'amica dal Mare Adriatico, dove il termine garbino è molto usato per indicare il vento di libeccio. Sullo stesso mare, pochi giorni prima, avevo visto volare aerei militari diretti verso l'ex Yugoslavia, dove era in atto il primo grande conflitto che insanguinava l'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. L'Italia era infatti utilizzata come base di partenza per gli aerei Nato diretti oltremare.
Questo contrasto stridente tra un tenero gesto personale e un pensiero doloroso, tra la spensieratezza del mare e la consapevolezza di una situazione tragica poco distante, viene trasfigurato poeticamente in poche immagini simboliche e delicate, che oggi definirei "alla Banksy".
E' il brano più mistico di Esercizi Spirituali, e forse quello che è più legato al titolo dell'album. Fu scritto a seguito di una lunga meditazione sulle rive di un lago, da cui l'abbondanza di immagini e metafore derivate dalla Natura (l'uso delle maiuscole nel testo stampato conferisce un che aggiuntivo di sacro o di filosofico). E' la storia di un risveglio spirituale, di una personale morte e risurrezione.
Nel 2020, durante il lockdown per la pandemia, come altre persone in quel tempo decisi di osare l'inosabile e intrapresi una serie di dirette su Facebook con una selezione di miei brani. La prima diretta fu la domenica di Pasqua, e per l'occasione scelsi appunto questo brano, molto opportuno per l'occasione. Il video (decurtato dei monologhi) è qui di seguito. Rispetto alla versione originale, ho fatto una modifica alla melodia della prima strofa (tutta su una stessa nota, come a rappresentare lo stato di sonno fino alle parole "che mi svegli").