lunedì 30 marzo 2026

lycanthrope



Lycanthrope è un mix tra reali ricordi di infanzia (il racconto della lupa mannara che secondo alcuni adulti aveva rifugio in una capanna sulla spiaggia) e la letteratura gotica inglese. In particolare il riferimento è a una famosa ghost story, di cui non rivelerò il titolo per non rovinare ad alcuni la lettura di libri che non hanno letto, che è basata proprio su questo espediente: una storia in cui si parla di fantasmi ma al lettore resta il dubbio che questi fantasmi esistano veramente.

Ho già spiegato che il richiamo a certa letteratura romantico-gotica è una costante dell'album "a kiwi" (ma anche di lavori precedenti). A kiwi poi gioca molto (sin dal titolo: arancio/verde, kiwi uccello/kiwi frutto) con la duplicità, il contrasto tra realtà e fantasia, vita e sogno, il passaggio tra due mondi (psychopomp è il traghettatore di anime tra mondi, la pecora in cantina è l'improvvisa apertura di un varco tra i due mondi ecc.). Non stupisce perciò che anche qui la partita si giochi quasi tra due universi paralleli.

La storia suggerita è questa: il protagonista, che ha sentito tante storie spaventose a proposito di questa ragazza (che si dice sia una licantropa) esce di casa di notte per incontrarla. La trova e conosce una ragazza un po' naif, forse fricchettona, e vive con lei alcune memorabili serate, finché lei non gli dice quel che sapete: "lei sarà con lui per sempre, ma lui non dovrà venire a cercarla nella notte di luna piena perché lei non ci sarà più". Lui non obbedisce e in una notte di luna piena trova la sua capanna con la porta aperta, vede nel buio una cosa che luccica (le zanne del lupo) e scappa terrorizzato, cercando di convincersi che i lupi mannari non esistono.
(Quello che segue non si sa, e si può presumere che nel frattempo lei ha raggiunto lui e l'ha morso).
Epilogo: anni dopo, il protagonista, già sposato e con figli, esce da solo come tutte le notti di luna piena (perché ora anche lui è un licantropo, ma la moglie non lo sa). Come ogni notte di luna piena, allo schiumare del mare si sente ribollire e rinascere, e capisce quello che lei voleva dire: lei è rimasta dentro di lui per sempre (perché lui è diventato come lei, gli ha lasciato parte della sua natura, che ora è sotto la sua pelle). E questo segreto (anziché essere una dannazione, come spesso accade nelle storie di licantropi o vampiri) è una cosa preziosa, proprio perché permette di contrastare la crudeltà del tempo che passa inesorabile.

Questa era la storia suggerita. In realtà le cose che ho messo tra parentesi non sono scritte, qualcuno le può immaginare perché unisce i puntini, ma io non le ho mai dette. A tal fine sono importanti il titolo, l'uso dei verbi e le atmosfere gotiche e tante altre scene spezzate che l'ascoltatore ricostruisce mentalmente ricomponendo un'immagine della quale fornisco solo pochi tratti - effetto gestalt. Può darsi che sia tutto nella testa del protagonista, che, suggestionato dai "racconti davanti al fuoco", ha immaginato qualcosa di soprannaturale, dove invece c'è stato solo l'incontro con una ragazza un po' fuori dal comune. Può darsi che dopo la fuga i due si siano semplicemente ritrovati, o anche che non si siano rivisti mai più, ma a distanza di tempo il ricordo di quelle notti è così forte che è quasi una forza della natura.

Se io avessi usato altre parole (a partire dal titolo), nessuno avrebbe pensato alla storia del lupo, e avrebbero solo visto una banale storia di ricordi di un incontro che resta nella memoria per sempre. Giocando con le parole, e la musica, io faccio vedere a qualcuno qualcosa che, di fatto, non c'è, e che può essere un fatto "reale" ma non detto o semplicemente una lettura allegorica (la persona amata che a un certo punto si trasforma in mostro assetato di sangue, semplicemente perché causa del nostro dolore). D'altro canto è lo stesso protagonista che non sa nemmeno se quello che ricorda è vero.

Quindi abbiamo più livelli: il protagonista che ricorda qualcosa (che col passare del tempo potrebbe essere solo una suggestione) e il racconto di questa memoria. Il tutto è frammentario, sia perché la memoria ha delle lacune (ed è difficile a volte, a posteriori, "distinguere il vero dal sogno") sia perché il racconto è volutamente spezzato; qui - tra l'altro - gioco doppiamente con l'ascoltatore perché la frase "ognuno ha bisogno di un segreto" può anche voler dire che non vi dirò mai qual è la versione giusta dei fatti.

Non ha quindi alcun senso chiedere a me quali sono i significati reali della canzone, e che cosa succede veramente, perché tutto è lasciato all'immaginazione di ascolta. 
Di fatto, al di là della storia che ognuno vede in modo personale (e ho potuto constatare nel tempo che è così), la canzone è una struggente riflessione sulla memoria, quella memoria che è come "l'immaginazione al contrario" (chi l'ha scritto? Pennac? Proust?), che può ribaltare a posteriori il significato e il peso delle cose. E' anche una riflessione in generale sul bisogno di solitudine, di coltivare un proprio mondo di fantasie e di ricordi, e anche sulla narrazione, sul potere del racconto e del narratore, che può cambiare il significato di un fatto a seconda di come lo racconta, che può suggerire, suggestionare, quasi manipolare il lettore/ascoltatore. Se vogliamo, ancora più in generale, è l'eterno tema del rapporto tra l'arte e la verità che rappresenta.

All'inizio del brano ci sono i racconti di paura, che hanno condizionato il protagonista e l'hanno spinto ad agire, più avanti troviamo lei che parla agli alberi e lui che spiega le stelle, in quella specie di ritornello ricorrente ci sono le parole di lei, premonitrici di come sarà il futuro. Sono tanti i passaggi che richiamano la potenza della parola. Ancora con un sapiente gioco di specchi, le parole "noi saremo vicini anche quando sarai andato lontano" potrei essere io (l'autore) che le rivolgo all'ascoltatore, ammonendolo che grazie alle mie canzoni io gli resterò per sempre nella pelle...

Sono stato più lungo del solito, ma ci tenevo a spiegare che questa è una delle mie canzoni che contiene universi.


Video della diretta Facebook 17 maggio 2020:

Lycanthrope

Having been awake for all the time

I’d heard the clock beats one by one

while I kept thinking back over my plan

the hut where she was said to live

in bonfire tales that gave me creeps

was shrouded in the mist beyond the lighthouse head


so when I finally was sure

that my parents couldn't hear

I stole the keys behind the kitchen door

and sneaked out of the sill

and though the wood was very dark

I knew I'd find the way by heart

with just a torch and a few stones

to scare stray dogs away

but I met none


I saw the hedge and bravely

I climbed a tree and suddenly

her silhouette appeared behind the door

she laughed at my direction

I thought her intentions might not be hostile

and when she smiled I hardly fainted to the floor

oh no she's calling me in


I held my breath I jumped the fence

and in one minute we were friends

she showed me how she talked to trees

and lived without a TV set

we played guitar we drank her wine

I taught her constellation signs

and every night again till I had to hurry back at daybreak

until one night she said


we'll be close even when you've gone so far away

that you may fear you've lost your way

I'll be there whenever you need a friend or a thread

but please don't come at full moon

for I'll be gone then


the moon light spread around the wood

breaking through the deepest blue

the dance of shades among the trees bewildered me

the door was left ajar

there was a dim light but no sign of life inside

when in the silver branches I swear I saw something glittering


I took the long way to the beach

I ran all out I cried I gasped I screamed

but werewolves don't exist for real, do they?


now I'm walking on the seashore while

the kids are sleeping with my wife

who sometimes wonders why I need

to take a walk outside at full moon

stars have never changed since then

but I doubt I've ever been that daring

‘cause there's a time when you can't tell

the facts from what you simply dreamt

that's it


sitting on a musky rock

I watch the sea waves howl and froth

the salty whirlwinds dance into my lungs and I am born again

and there's one thing I've never asked

but now it all makes perfect sense to me

as all the things she said that night come to my mind again


we'll be close even when you've got lost

sometimes you'll feel me burning under your skin

'cause time is like a leaking tap

slowly drips every single thing we love

and we all need a little secret to live with



Licantropo

essendo rimasto sveglio tutto il tempo

avevo sentito i battiti dell’orologio uno dopo l’altro

mentre continuavo a ripassare mentalmente il mio piano;

la capanna in cui dicevano che lei vivesse,

in storie da falò che mi davano i brividi,

era avvolta nella nebbia oltre il promontorio del faro


così quando finalmente fui sicuro

che i miei genitori non potessero sentire

rubai le chiavi da dietro la porta della cucina

e strisciai fuori dal davanzale

e sebbene il bosco fosse molto scuro

sapevo che avrei trovato la strada a memoria

con solo una torcia e alcune pietre

per spaventare i cani randagi,

ma non ne incontrai nessuno


vidi la siepe e coraggiosamente

salii su un albero e improvvisamente

il suo profilo apparve dietro alla porta;

rise verso la mia direzione

pensai che poteva non avere intenzioni ostili

e quando sorrise io quasi svenni

“oh no, mi sta chiedendo di entrare”


trattenni il respiro, scavalcai il recinto

e in un minuto fummo amici,

lei mi mostrò come parlava agli alberi

e viveva senza televisione,

suonammo la chitarra, bevemmo il suo vino,

io le insegnai le costellazioni,

e così ancora per ogni notte

fino a quando all’aurora non dovevo correre indietro;

finché una notte disse:


“noi saremo vicini anche quando sarai arrivato così lontano

che potresti aver paura di aver perso la strada,

io ci sarò ogni volta che avrai bisogno di un amico o di un filo

ma ti prego non venire con la luna piena

perché allora sarò partita”


la luce della luna si diffondeva intorno al bosco

penetrando nel blu più profondo,

la danza delle ombre in mezzo agli alberi mi disorientava;

la porta era socchiusa,

c’era una luce debole, ma nessun segno di vita all’interno,

quando tra i rami argentati giuro che vidi qualcosa brillare


presi la strada lunga per la spiaggia

corsi a più non posso, strillai, restai senza fiato, gridai

“ma i lupi mannari non esistono nella realtà, vero?”


ora sto passeggiando sulla riva mentre

i bambini dormono con mia moglie,

che a volte si chiede perché ho bisogno

di fare due passi all’aperto quando c’è la luna piena;

le stelle non sono mai cambiate da allora

ma io dubito di essere mai stato così coraggioso,

perché arriva un momento in cui non riesci più a distinguere

i fatti da quello che hai solo sognato

ecco tutto


seduto su una roccia muschiosa

guardo le onde del mare ululare e schiumeggiare,

piroette salate mi danzano nei polmoni e mi sento rinascere;

e c’è una cosa che non ho mai chiesto,

ma ora tutto torna perfettamente  

mentre mi torna in mente tutto quel che disse quella notte:


noi saremo vicini anche quando tu ti sarai perduto,

qualche volta mi sentirai bruciare sotto la pelle,

perché il tempo è come un rubinetto che perde,

lentamente sgocciola una per una le cose che amiamo,

e tutti abbiamo bisogno di un piccolo segreto con cui vivere