L'ispirazione viene da una lettera scrittami da un'amica dal Mare Adriatico, dove il termine garbino è molto usato per indicare il vento di libeccio. Sullo stesso mare, pochi giorni prima, avevo visto volare aerei militari diretti verso l'ex Yugoslavia, dove era in atto il primo grande conflitto che insanguinava l'Europa dopo la Seconda Guerra Mondiale. L'Italia era infatti utilizzata come base di partenza per gli aerei Nato diretti oltremare.
Questo contrasto stridente tra un tenero gesto personale e un pensiero doloroso, tra la spensieratezza del mare e la consapevolezza di una situazione tragica poco distante, viene trasfigurato poeticamente in poche immagini simboliche e delicate, che oggi definirei "alla Banksy".
E' il brano più mistico di Esercizi Spirituali, e forse quello che è più legato al titolo dell'album. Fu scritto a seguito di una lunga meditazione sulle rive di un lago, da cui l'abbondanza di immagini e metafore derivate dalla Natura (l'uso delle maiuscole nel testo stampato conferisce un che aggiuntivo di sacro o di filosofico). E' la storia di un risveglio spirituale, di una personale morte e risurrezione.
Nel 2020, durante il lockdown per la pandemia, come altre persone in quel tempo decisi di osare l'inosabile e intrapresi una serie di dirette su Facebook con una selezione di miei brani. La prima diretta fu la domenica di Pasqua, e per l'occasione scelsi appunto questo brano, molto opportuno per l'occasione. Il video (decurtato dei monologhi) è qui di seguito. Rispetto alla versione originale, ho fatto una modifica alla melodia della prima strofa (tutta su una stessa nota, come a rappresentare lo stato di sonno fino alle parole "che mi svegli").