mercoledì 15 giugno 2016

ricomporre il puzzle

ho provato a ricomporre il puzzle
ma è stata dura far combaciare i pezzi
ora sono tutto nelle mie mani
prendi
(Fragment #3, Visions)


Come è cominciata esattamente, non saprei. Certamente da bambino avevo in testa una radio inventata che trasmetteva mie canzoni inventate, ma questo non è sufficiente a rendermi un futuro musicista, tanti bambini inventano film e non per questo diventano registi (l'unica curiosità a proposito è che a distanza di tempo ho rovistato nella mia memoria per recuperare quelle prime melodie). Certamente riempivo le pagine del mio diario scolastico con copertine di dischi immaginari (alcuni schizzi sono ripresi nel paginone centrale del libretto di Esercizi Spirituali). Certamente ho abbozzato testi per possibili canzoni ben prima di imparare a suonare uno strumento, ma imparare uno strumento non fece automaticamente scattare la curiosità di inventare musica.

Certamente una parte importante la giocarono da un lato la passione per i cantautori e dall'altro i primi ascolti, oserei dire totalizzanti, dei Pink Floyd: i miei primi maldestri tentativi di registrazione dimostrano i danni che può fare Atom Hearth Mother su un dilettante che sta studiando organo. Certamente il progetto di realizzare un concept su storie di cavalieri medievali ha un debito con il progressive ma più ancora con lo studio della prima letteratura inglese.

Non saprei raccontare con precisione come è cominciata. Posso però raccontare di come, una volta che mi ha preso, non mi ha mollato più. Prima è stato per allargare i confini della coscienza, poi per animare una festa di carnevale. Per suonare con amici in cantina, per dimostrare quello che sapevo fare, per comunicare qualcosa di me, o per appuntarmelo come si fa con un diario; per marcare il mio posto nel mondo, per divertimento o per esigenza fisica, o solo per quel piacere indescrivibile che deriva dall'ascoltare una propria idea divenuta realtà.

(Con la musica si verifica uno strano miracolo: una melodia non ha bisogno di essere fissata su un mezzo fisico per esistere, esiste da quando prende forma nella tua testa, e a quel punto è indistinguibile da tutta l'altra musica esistente; quando una musica ti si è registrata dentro, è fatta della stessa materia di tutta la musica dell'universo, e questo dà le vertigini. Non parliamo poi di quando sorprendi un amico a fischiettare inconsapevolmente un tuo motivo.)

Quindi si comincia per dire qualcosa, e quando non si ha niente da dire si continua con l'immaginazione, perché non ci si rassegna a non aver niente da dire. E' difficile dire a se stesso "questo è l'ultimo pezzo che scrivo", magari sarà veramente l'ultimo, ma non lo si prevede prima.
O si continua per giocare, o come sfida continua a raggiungere la bellezza. E', come dice Pasolini, "l’abitudine ad esprimersi cosi come si ha l’abitudine di mangiare e dormire”, ti ritrovi a pensare ed esprimerti in musica così come quando ti scopri a pensare in un'altra lingua quando l'hai imparata bene.

martedì 24 maggio 2016

l'incidente

mp3: l'incidente

Ho sempre saputo che sarebbe stato un azzardo aprire l'album con un pezzo così anomalo, con un arrangiamento forse poco centrato e sicuramente spiazzante (sembra quasi di entrare in sala a spettacolo già cominciato).
Ma alcune scelte non hanno necessariamente una giustificazione: avevo deciso da sempre, dal momento in cui ho concepito il gusto della pioggia, che questo sarebbe stato il brano di apertura. E' una scelta in antitesi alla retorica del brano introduttivo. Se vogliamo è una sfida all'ascoltatore, non lo seduce con un brano ruffiano, ma semmai lo provoca a chiedersi dove si va a parare, e forse (questa è la speranza) lo inchioda.
O forse è un test di ingresso, una sfida per l'ascoltatore, come a dirgli "se riesci a superare questo, ti meriti il resto".
La canzone descrive uno stato d'ansia e lo fa trasmettendo ansia, con il suo ritmo incalzante, l'uso dei diminuiti, le brusche salite di tonalità, il cantato che riempie tutto, e la struttura circolare. Concetti (del tornare al punto di partenza o del sentirsi soffocare) che sono espressi in maniera autoreferenziale anche nel testo, che, a leggerlo attentamente, in molti tratti sembra che si auto-descriva. Una trappola, dunque, un incipit inatteso che evoca un senso di chiusura e di affanno, che verrà invece completamente ribaltato nei brani successivi, di ben altro respiro (per non uscire dalla metafora).


Ovviamente, quale sia l'incidente di cui parla la canzone, e che è la causa di questo stato d'animo, ognuno è libero di immaginarlo come crede.



A maggio 2026, L'incidente è la prima traccia oggetto di una cover per il progetto "18th anniversary tribute":

lunedì 9 maggio 2016

l'arrivo nel paese dei raddrizzatori di alberi


Il brano che apre il CD Musiche per Segreterie Telefoniche svela immediatamente una delle cifre dell'album: è un pezzo bizzarro con un titolo bizzarro che propone un'immagine bizzarra. E' gioco puro. Musicalmente potrebbe ricordare un brano dei Residents, ma senza la cattiveria, oppure la musica per danza di David Byrne. Ma a me piace di più chiudere gli occhi e immaginare, a cartoni animati, l'arrivo nel paese dei raddrizzatori di alberi.


venerdì 22 aprile 2016

tutte le istruzioni per smarrirti

A volte racconterò la genesi di un brano, a volte svelerò aneddoti dietro la sua costruzione. Quello che non spiegherò è se siano vere le persone o gli episodi di cui parlo in una canzone. Tutte le opere di fantasia nascondono un po' di verità, l'autore mette inevitabilmente qualcosa di sé in qualunque sua creazione. Può capitare che lavori per rendere volutamente irriconoscibili i riferimenti personali, per rispetto di altri, per pudore o anche solo per rendere universale il particolare, in modo da consentire a chiunque di appropriarsi del senso e interpretarlo secondo la propria esperienza. In generale, è giusto che quel che si era nascosto rimanga nascosto.

domenica 17 aprile 2016

perché e percome

Alcuni anni or sono mi lanciai nell'impresa folle di cominciare un libro, sotto forma di intervista immaginaria, in cui parlare di musica, e della mia musica. Con grande coerenza al detto che "parlare di musica è come danzare di architettura" (citazione di incerta attribuzione), posi le basi per un mattone che avrebbe raggiunto le 1000 pagine se non avessi avuto il buon senso di rinunciare.

Nel frattempo, permanendo il desiderio di salvare dall'oblio tante mie creazioni che purtroppo non sono salvate su supporti indistruttibili, ho cominciato un'opera titanica: la digitalizzazione del mio archivio magnetico. Purtroppo si tratta per lo più di registrazioni artigianali effettuate con mezzi e con qualità approssimativi. Se avessi tempo, le rimasterizzerei tutte da capo, ma non è realistico.

Dalla fusione dei due progetti, nascono queste pagine, in cui aggiungerò commenti e spiegazioni alle mie incisioni già note e aprirò un poco alla volta i miei archivi, al netto di ciò che è davvero improponibile anche ai fan più sfegatati, promettendo che mi sforzerò nell'esercizio della sintesi.

Non illudo che tutto ciò sia più interessante che foto di gatti o di torte. Lo faccio per me, ma chi mi vuole seguire mi segua.